
Jalò tu Vùa – Il Canto della Marina
Già la marina taceva nel sereno,
e sopra l’acque tremolava il cielo
come lampada accesa nel terreno.
Solo camminava il mio pensier fedele
lungo la riva ove la sabbia chiara serbava
il passo del ricordo e zelo.
Il vento lieve tra le onde parlava,
e il mar notturno, grave e misterioso,
parea che antica lingua mormorava.
Allor mi presi d’un timor pensoso,
ché parve al cor che l’onda più vicina
avesse volto umano e maestoso.
Dal flutto emerse forma cristallina,
non d’uom mortale ma d’acqua e lume,
come spirto nato della marina.
E disse: “Figlio del salato fiume,
perché ritorni al lido della mente
quando il tempo trascorre come spume?”
Io tremando guardai quell’apparente ombra
di mare che parlava piano con voce antica,
grave e riverente.
E dissi: “Spirto, se non m’inganno,
tu sei del mar la viva signoria
che questo lido guarda da lontano.
Io torno qui per dolce nostalgia,
ché questo loco fu la prima terra
ove conobbi sogno e libertà mia.”
Allor lo Spirto che l’onda disserra,
mosse lo sguardo verso l’orizzonte
dove la luna l’acqua chiara afferra.
“Ben so”, rispose, “del tuo cor la fonte,
ché molti figli della tua marina portan nel petto
questo stesso monte.
Il mare è padre d’ogni tua rovina,
e d’ogni gioia che nel tempo nasce,
ché qui comincia l’alma pellegrina.
Vedi laggiù dove la luna giace?
Quella è la via che i sogni han navigato
quando l’uom giovane il futuro abbraccia.
E questa riva che t’ha generato
serba nei sassi, nel vento e nel sale
ogni tuo passo antico e mai scordato.”
Così parlava lo Spirito del Mare,
mentre le onde al lido si inchinavano
come discepoli davanti all’altare.
Le stelle alte in cielo scintillavano
e tutta Bova Marina dormiva
mentre le acque lente respiravano.
Allor lo Spirto verso me veniva
e disse: “Se vuoi saper più profondo
ciò che il mare nel tempo custodiva,
seguimi ora nel cammino secondo:
ché sotto l’onda dorme la memoria
di chi visse questo antico mondo.”
Io lo seguii con tremante vittoria,
mentre il mar lento intorno a noi brillava
come libro aperto della storia.
E l’onda antica al piede mormorava
parole che soltanto il cuore intende
quando la notte il tempo addormentava.
Così comincia il viaggio che discende
nel fondo ove la vita trova nome
e dove il sogno eterno si difende.
E compresi che il mare è come un nome che l’uom pronuncia quando torna a casa:
libertà, sogno e mare son sue some.
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✶ IL CANTO DELLA MARINA ✶
In Bova Marina
Anno Domini
MMXXVI