Nel nome antico che dal mar s’udìa, quando le stelle veglian su la riva, io canto ancor Jalò tu Vùa ch’ardia.

Là dove l’onda lenta si deriva
e bacia il lido con perpetuo canto,
la terra antica al ciel s’apre e s’avviva.

Quivi mi giunse, come lieve incanto, voce di mare che dal fondo sale e chiama l’alma a seguitar suo manto.

“Se vuoi saper del tempo che non vale per l’uom che passa e fugge come vento, ascolta il mar che tutto sa e non sale.”

Così parlò quell’alto spirto intento
che nacque forse d’onda o d’antica aura, custode d’ogni secolo e momento.

Ed io, tremando come foglia in aura, levai lo sguardo al sol che già morìa dietro la costa che di luce s’aura.

“Allor vedrai”, mi disse, “la via
che guida il cor tra memoria e mare là dove vive Jalò tu Vùa ancor sia.”

E mosse il passo verso il salso mare, e io lo seguii tra sabbia, vento e sera, per apprender ciò che il tempo non sa fare.

Così comincia questa antica sfera
di canti nati tra silenzio e onda,
che il mar serbava in sua memoria vera.

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✶ IL CANTO DELLA MARINA ✶

In Bova Marina

Anno Domini

MMXXVI