Già il sol levava sopra il mar lucente e d’oro tingeva l’onda e la marina come mano che benedice la gente.

Io mi mossi lasciando la mattina lungo il sentier che sale dal litoro guardando ancora Bova Marina.

Dietro di me restava il mar sonoro che lento respirava sotto il cielo come cuore eterno e mai ristoro.

Il vento lieve accarezzava il suolo e tra le fronde aride e profumate portava il salso odor del vasto polo.

Guardai le case bianche illuminate e il lungo nastro della spiaggia chiara che mille estati avea custodite e amate.

Là stava ancora, semplice e sincera, la Roccia Bianca al sole del mattino come sentinella antica della sera.

E poco oltre, sopra il promontor divino, la Madonna del Mare vigilava sopra il respiro eterno del marino.

Il mio pensier silente contemplava
quel borgo dove il tempo si fa lento
e dove l’alma prima sognava.

Ricordai il riso e il caldo sentimento
dell’estati corse sopra la marina
quando la vita era solo momento.

Udii lontana, come eco vicina,
la voce antica che il mattin portava:
“Costardelle!” gridava alla marina.

E il suono lieve nell’aria restava
come memoria semplice e sincera
che il cuore mio per sempre custodiva.

Allor compresi che nessuna sera
può cancellar la prima luce umana
che nasce dove il mare si dispera.

Ché chi fu figlio d’onda mediterrana porta nel petto una segreta riva che il tempo non cancella né allontana.

Così guardai quell’ultima deriva
di luce sopra il mare e sopra il sale
che dolcemente al mio pensier saliva.

E dissi in cuor, senza più timor mortale: “Se il mondo chiama e lontano conduce, sempre tornerò a questo primo mare.”

Perché qui nacque la mia prima luce, qui imparai che il vivere è sognare quando il vento dell’alba il cor seduce.

E mentre il sol cresceva sopra il mare chiusi il cammino con quest’umil dire: mare, libertà e sogno dentro il mare.

“Jalò tu Vùa, primiera voce mia.”

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✶ IL CANTO DELLA MARINA ✶

In Bova Marina

Anno Domini

MMXXVI